Il giorno prima di cominciare una dieta…

Nulla spaventa di più che pensare di mettersi a dieta, e cambiare le nostre “abitudini alimentari”, come mangiare il gelatino dopo cena o concedersi aperitivi e biscottucci vari al bar.

In realtà, se ci si convince che dieta significhi restrizioni, rinunce, petto di pollo e insalata, sarà l’ennesimo tentativo autopunitivo di cambiarsi. Cambiare le abitudini richiede tempo e pazienza, ma chi ben comincia è a metà dell’opera.

Allora, il giorno prima di cominciare una dieta, intesa come un nuovo stile di alimentazione, dovremmo focalizzarci su un paio di concetti fondamentali.

  1. Non si stanno per esaurire le scorte di cibo. Ergo: non è che ci dobbiamo ingozzare come dei tritarifiuti con il pensiero che dal giorno successivo non si toccherà più cibo: nulla mette il corpo più sotto stress delle montagne russe in fatto di apporti nutritivi e calorici.
  2. Essere a dieta non significa fare la fame. Avere un regime alimentare corretto non significa mangiare POCO, significa mangiare BENE.
  3. L’obiettivo non è la perdita di peso. Se ci focalizziamo nel pesarci quelle 2/3 volte al giorno, diventiamo peggio degli ortaggi al banco della frutta&verdura del supermercato. L’obiettivo è sentirsi meglio, più scattanti, più energici. La perdita di peso, se necessaria, avverrà come conseguenza naturale.
  4. Non possiamo improvvisarci tutti nutrizionisti e dietologi. Un piano alimentare deve essere indicato da chi conosce la differenza tra i fagioli e le lenticchie. Altrimenti rischiamo di farci più male che bene.
  5. Se avviene un pasto fuori programma, mettiamo via i flagelli e le fruste. Non dobbiamo autopunirci di nulla, e non è una pizza a mandare in tilt il nostro percorso. Il senso di colpa aumenta l’ormone dello stress, che contrasta la perdita di peso.

 

Io ci sono dentro…e voi?

#letseat

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Evolutionary Journey #6: da bruco a farfalla

Si dice che quando metti il naso fuori e ti rendi conto di quello che c’è, non torni più indietro.

Che quello che viviamo quando riusciamo a sollevarci oltre i nostri limiti mentali e caratteriali è talmente completo ed essenziale che alcuni problemi svaniscono automaticamente.

Mi chiedo allora fino a che livello bisogna lasciare andare le paure, le convinzioni, i propri “punti fermi” per riuscire ad andare oltre. Qui il punto fondamentale è che di mezzo ci sono i sentimenti; sentimenti che proviamo forse in maniera conseguente e legata al contesto emotivo di partenza, ma che comunque generano emozioni.

Stiamo arrivando in fondo al percorso dell’Evolutionary Journey, e sempre di più mi sto rendendo conto, non soltanto guardando me, ma anche osservando i comportamenti di chi mi circonda, di quanto siamo tutti sulla difensiva, nella vita.

Siamo dei “bruchi”, che la maggior parte delle volte non si rendono conto di poter diventare “farfalle”, e che pensano a difendere la loro corazza, produttrice di seta.

Invece vorrei proprio liberarmi di questa corazza, e imparare a volare.

Lo vedo nelle relazioni: quando in un rapporto ci dobbiamo continuamente difendere, lì siamo bruchi, e non accettiamo di staccarci da certe convinzioni. Essere farfalle significa che certi elementi non sono più importanti, perché abbiamo davanti un ventaglio di possibilità pressoché infinite.

Solo che è veramente difficile. E’ difficile lasciare andare certe convinzioni e certi atteggiamenti che ormai sono radicati nel nostro intimo per provare ad andare oltre.

L’altro punto fondamentale, che è poi l’obiettivo vero dell’Evolutionary Journey, è arrivare a conoscere la parte più profonda di noi, la nostra essenza. Quello che in filosofia orientale chiamano Dharma: il dono.

Ognuno di noi ha un talento particolare, una “missione” nella vita.

Di questo sono sempre stata convinta, ma sapere che in effetti è così, e che ci sono testimonianze continue di persone che dopo che hanno scoperto chi sono veramente hanno cominciato a vivere pienamente la loro vita, questo mi dà un grande sollievo e una grande forza d’animo.

Grande forza d’animo senza la quale risulta veramente complicato arrivare in fondo al percorso e raggiungere l’obiettivo prefissato: evolvere, e diventare la migliore versione di sé stessi.

A questo punto la domanda fondamentale da porsi è : ” Qual è il mio talento?”.

….ai posteri l’ardua sentenza?

#letsbloom #evolutionaryjourney

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I 5 benefici dell’attività fisica che non ti aspetti

  1. Se ti sei svegliato con la luna storta e hai voglia di prendere una pila di piatti e spaccarli per terra ma non puoi perché sono quelli della bisnonna sopravvissuti ai bombardamenti, un allenamento incanalerà le tue energie in qualcosa di buono.
  2. Se ti senti come una balena arenata sulle spiagge del Pacifico, ma ti aspetta la serata in cui devi proprio infilarti nei jeans stretti, o la camicia con un paio di bottoni aperti sul petto, un allenamento ti farà sentire subito più Victoria’s Secret / Brian Gosling.
  3. Se a pranzo ti sei mangiato pure il vicino, e vuoi eliminare la sensazione di pesantezza sullo stomaco e magari fare il ruttino digestivo, una camminata certamente aiuterà a sentirsi pronti per il prossimo pasto. (fa male saltare i pasti!)
  4. Se passi le tue giornate a guardare su Instagram le foto dei lati B più perfetti che ci sono sulla terra e desidereresti ardentemente possederne uno uguale…niente, lì è photoshop, vai da un bravo fotografo…e intanto fai due squat!
  5. Se vuoi sentirti come Don Quijote che lotta contro i mulini a vento ignorando ogni tipo di fatica, fare attività fisica con costanza può creare un certo senso di mitomania!

Giusto una controindicazione….potreste anche essere felici ed energici!

#letsmove

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Una poesia di carbonara.

Ma non posso mangiare la carbonara, SONO A DIETA!
Uffa, ancora con questa risposta scontata.

Si può benissimo mangiare la carbonara,

basta modificarla un po’, e renderla salutarA.

Al posto del guanciale,

prosciutto cotto un quintale.

Al posto del pecorino,
un filo di limoncino.

Anziché usare l’uovo crudo, che fa quella cremina,
spappoliamo quello sodo, e ne facciamo una pappina.

 

Siccome siamo tutti in regime alimentare da costume,
mettiamo un po’ di verdura, non solo l’albume.

 

Mi dispiace per chi usa il bagno dopo di voi,
ma useremo gli amati asparagOi.

Saltiamo tutto in padella,
stando attenti a non farne una frittella.

Che è buona sono sicura,
ne ho mangiata una padella intera,
e già sogno quella futura.

Per mangiare sano e gustoso,
basta un po’ di fantasia e di senso misterioso.

Ad esempio,
Chi ha capito con quanto olio ho condito?

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Ipse dixit: intervista ad Andrea Castagnetti

Come vi avevo promesso, nei giorni scorsi ho avuto una piacevole chiacchierata con Andrea Castagnetti, una delle brillanti menti che ha dato vita a WellMicro, spin-off dell’Università di Bologna che ha brevettato il kit per il test del microbiota umano, tramite il quale si può disegnare un piano alimentare super personalizzato, come non era mai stato possibile, e soprattutto non con il solo scopo di perdere peso, ma con l’obiettivo di essere in salute in modo duraturo.
Ho approfondito con lui alcuni aspetti fondamentali per capire meglio di cosa si tratta ciò che ad oggi viene definito in campo medico come una vera e propria rivoluzione.

Caterina:  Ciao Andrea, che bello poterti tediare di domande (rido nervosamente). Allora, parto subito facendo l’avvocato del diavolo. Perché bisognerebbe fare il test del microbiota?

Andrea: (Ride, e dopo un secondo si fa serio). Sono più cinque anni che è ormai assodato che il microbiota influenza il nostro stato di salute.  Attraverso l’analisi microbiologica riusciamo a riportare l’impronta digitale batterica che ognuno di noi ha, e fare così una fotografia del nostro stato di salute intestinale, fondamentale per uno stato di salute generale. Infatti le famiglie batteriche che abbiamo nell’intestino possono influenzare positivamente, o anche negativamente, il sistema immunitario, cardiovascolare, il sistema digestivo e quello endocrino. In sostanza ognuno di noi, come fa le analisi del sangue, dovrebbe fare anche l’esame del microbiota.

Caterina: E’ necessario farlo quando si sta male?

Andrea: L’ideale sarebbe farlo in un momento in cui si è in salute, in modo da avere il proprio standard, sia come parametri da rispettare, che come punto di riferimento per i periodi di malattia, post operatorio, o post situazione di stress, cattiva alimentazione, o disturbi di vario genere. In quel modo, il test fatto nel momento di “salute” sarà un riferimento da raggiungere rispetto al momento di “malattia”.

Caterina: E’ sbagliato associare gli esami delle intolleranze all’esame del microbiota?

Andrea: (Leggera rotazione degli occhi all’insù.) E’ sbagliato parlare di intolleranze a prescindere. Le intolleranze non sono altro che una risposta immunitaria degli anticorpi ad alcuni elementi presenti in certi alimenti. In Italia siamo probabilmente tutti intolleranti al pomodoro, è normale, è l’alimento più consumato in assoluto nella dieta mediterranea. Quando parliamo di esame microbiologico non stiamo parlando di un test del sistema immunitario, ma di un esame dei batteri dell’intestino, un disegno vero e proprio che riesce anche a dare un quadro preciso del tipo di predisposizione che si hanno rispetto a certe patologie. Un altro conto è parlare di allergie.

Caterina: Quindi io potrei essere cicciotta perché ho un microbiota predisposto a farmi essere così?

Andrea:  A parte che non sei cicciotta, (si, certo, grazie Andrea ), e potrebbe essere che correggendo la disbiosi tu non sia più cicciotta. Oppure potrebbe essere che il tuo microbiota non influenza minimamente il tuo metabolismo e le cause sono da ricercare in altre parti.

Caterina: Dunque non è automatico che dopo il test io perda peso.

Andrea: No, non è automatico. Ci sono delle famiglie batteriche che sono la causa dell’accumulo di grasso, ma non è detto che tu ne abbia all’interno del tuo intestino. E’ chiaro che nel momento in cui risolvi le disbiosi che hai nell’intestino e segui un’alimentazione personalizzata per trovare uno stato di salute intestinale, con un’associazione a uno stile di vita sano, la perdita di peso può essere una conseguenza abbastanza naturale.

Caterina: E’ giusto quindi affermare che siamo davanti ad una grande rivoluzione?

Andrea: Diciamo che fino a poco tempo fa, si ignoravano le implicazioni che il microbiota aveva sulla nostra salute. Prima si considerava solo l’uomo. Ora si considera l’uomo con le famiglie di batteri che abitano il suo intestino. C’è addirittura una teoria assodata, che si chiama “asse cervello-intestino” che dice che il cervello produce neutrasmettitori che influenzano l’intestino e l’intestino produce neurotrasmettitori che influenzano il cervello.

Caterina: Ecco spiegati i miei continui sbalzi di umore

Andrea: Tu ci scherzi, ma potrebbe essere collegato scientificamente.

Ringrazio ancora una volta Andrea per il suo tempo e per il suo prezioso contributo.

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Evolutionary Journey #5 : I’m not the only one!

Oggi, lunedì, è il giorno della settimana per certi versi più complicato e più ostico, e per altri il più meraviglioso, da affrontare. Come ogni lunedì che si rispetti, anche oggi sono cominciate per me le solite domande: che stai facendo della tua vita? sei sicura di aver preso le giuste decisioni? ami ciò che fai? come cambieresti?

Il lunedì’ parto sempre con le migliori intenzioni, ma certe volte vengo come afflitta dal desiderio che sia di nuovo venerdì. Il lunedì’ parto sempre con le migliori intenzioni, ma certe volte vengo come afflitta dal desiderio che sia di nuovo venerdì. Ma dai. Si potrà vivere così?

E così mi rendo conto che il percorso che ho deciso di intraprendere, l’evolutionary journey, mi sta aiutando moltissimo, in primo luogo perché mi sono resa conto di una novità fondamentale: io non solo sola.

Non sono sola con tutti i miei dubbi e le mie incertezze. Non solo sola nel mio desiderio di pienezza. Non sono sola nella mia continua ricerca. E quindi oggi, lunedì’, sento il desiderio di trasmettere anche a voi alcuni valori fondamentali che sto scoprendo in questo percorso. Sento di voler creare una mappatura di valori che sia utile per orientarmi in questo cammino tra le cime innevate e le selve oscure dell’evolutionary journey.

 

SOGLIA : parola-chiave fondamentale. Noi ci sentiamo alla soglia di un mondo nuovo, un mondo fatto di consapevolezze diverse. Un mondo dove si riesce a riconoscere le proprie radici, e con loro il nostro passato e le nostre convinzioni che hanno condizionato tutta la nsotra vita fino ad ora, e a salutarle. Sulla soglia, il desiderio è quello di andare oltre. Entriamo in una dimensione di tensione evolutiva che va verso l’alto, che ci innalza a vibrare a livelli molto più intensi e più raffinati. È come se mi fossi preparata per una vita, trucco, parrucco, vestiti perfetti, ogni volta un difetto diverso davanti allo specchio prima di uscire, ma ora sono pronta. Sono sulla soglia e voglio uscire, voglio fare il passo ulteriore e vedere cosa c’è fuori.

 

TOLLERANZA : è necessario avere un forte spirito di tolleranza nei confronti delle turbolenze che si sentono quando si intraprende il percorso per uscire dalla nostra comfort zone. La sensazione di essere altalenanti e incostanti, di essere sulle montagne russe, è normale.

Questo mi ha molto consolato e soprattutto mi ha fatto sentire di essere sulla strada giusta, visto che è vero che quando si comincia a cercare un’evoluzione, quando si desidera fare un passo avanti, è un continuo cambiamento tra avanti e indietro. Sembra un po’ di giocare alla campana, quel gioco che si faceva quando eravamo bambini con i gessetti per terra e si saltellava avanti e indietro. Dal mio punto di vista, ero io che non ero in grado di fare un passo avanti, e mi stavo già convincendo che mi sarei dovuta forse fermare lì e che non ero destinata a riuscire….d’altronde…sono poco severa con me stessa io!

 

PAZIENZA : non esistono risultati duraturi senza la pazienza…..aaaaah santa pazienza! Ne avessi un po’ di più! Mi sembra sempre che dopo un po’ che provo una strada e quella non mi riesce allora sia necessario cambiare rotta. Quanto mi piace cambiare! Adoro azzerare tutto e ripartire da capo. Ma in questo modo non finisco nulla, anche tutto quello che in realtà stava andando nel verso giusto. Però, in questo luogo, zero recriminazioni!

Oggi sono come sono anche grazie a tutti gli errori e i cambiamenti che ho compiuto nel mio passato.

 

FIDUCIA : eccolo l’altro elemento imprescindibile in un percorso a ostacoli come questo. La fiducia che le cose andranno al loro posto, la fiducia che piano piano ognuno di noi, nel suo piccolo, potrà arrivare a vivere ad un livello di consapevolezza superiore, la fiducia che continuando ad avere fiducia, i risultati arriveranno.

 

DONO : quest’ultima parola chiave può sembrare un po’ strana, ma è diventato il punto focale del mio cammino. Personalmente, sono alla ricerca del mio. Il Dharma, come lo chiamano nelle filosofie orientali, è il talento, lo scopo per il quale ognuno di noi è su questa terra. È ciò che ti incendia il cuore. È la tua essenza più profonda.

Ecco, personalmente la mia ricerca è proprio indirizzata al mio Dharma, al mio dono. Perché sono qui? Come posso realmente realizzarmi e vivere appieno ?

 

 

Oggi, voglio fermarmi qui.

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Ahi que calor! Bikram Yoga #1

Che lo yoga porti dei benefici, è una verità assodata da tempi immemori.

Io per prima, sostenitrice degli sport apparentemente più “energici”, ho pensato per molto tempo che lo yoga fosse noioso, monotono, e soprattutto poco utile al raggiungimento dell’agognato tono muscolare e fisico asciutto.

Mettendo oggi questo ragionamento nero su bianco mi sento un po’ come quegli anziani che riguardano alcune scelte della loro vita e scuotendo la testa sospirano “ero così giovane e ingenuo”. Già, perché lo yoga è in realtà una delle discipline, o meglio “pratiche”, più faticose che conosca, non solo a livello mentale, ma anche a livello fisico.

Personalmente, il primo approccio non è stato dei più felici. Parliamo di circa dieci anni fa, e nella palestra che frequentavo, una volta a settimana c’era la lezione di yoga. Un mercoledì pomeriggio decido di provare. E’ stato a dir poco terribile. Con la musica tunz tunz in sottofondo della sala pesi e le luci al neon sparate, non è l’ideale davvero, soprattutto se non conosci la predisposizione mentale fondamentale necessaria ad una buona pratica di yoga.

Da lì, per i successivi 8 anni non ne ho voluto sentire nemmeno parlare.

Poi ho scoperto Bikram Yoga. Poi ho scoperto Bikram Yoga. Avevo delle amiche che a quell’epoca ci andavano e mi dicevano meraviglie, al che quando sono venuta a vivere a Roma ho deciso di provare. In un certo senso, il Bikram è stato un po’ un’ancora di salvataggio per me, che ero nuova e spaesata in una città nuova dove non avevo i miei punti di riferimento soliti.

Ci sono andata la prima volta per il desiderio di fare qualcosa che mi facesse sentire me stessa in una vita che in quel momento mi aveva un po’ snaturato. Il potere dell’attività fisica è anche questo.

Quando sono entrata nella sala della pratica, come prima impressione ho avuto quella di essere in una sauna…che caldo! Piacevole, perché dovevo ancora cominciare a muovermi, e fuori quel giorno diluviava. Quando abbiamo cominciato la pratica, l’insegnante, Marzia, la prima cosa che mi ha detto è stata: “l’obiettivo di oggi per te è rimanere in sala per tutti i 90 minuti”. NOVANTA CHE??????

Con sorriso plastico e occhio semi-strabuzzato ho annuito, cercando con lo sguardo il sostegno degli altri yogis, che però erano già tutti contemplativi allo specchio…ah…bando alla timidezza! La sala per il Bikram è ricoperta dagli specchi tipo Alice nel paese delle Meraviglie.

Comunque, incredibilmente, nonostante la maglia Hard Rock Cafè Amsterdam e il pantaloncino da basket rosso Nba completamente zuppi di sudore, sono arrivata in fondo.

Questo succedeva due anni fa.

Oggi posso dire che quella stanza riscaldata è diventata il mio rifugio sicuro. Ci sono solo io, il mio tappetino, i miei pensieri che vanno e vengono, il mio corpo.

 

#staytuned #letsmove #bikramyoga

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L’esame del Microbiota

Circa un anno fa, ho fatto una scoperta davvero importante e rivoluzionaria.

Ho scoperto che abbiamo nel nostro corpo un secondo cervello, l’intestino. Un secondo cervello che recepisce ogni tipo di stimolo e che lo elabora a modo suo. Un secondo cervello che recepisce ogni tipo di stimolo e che lo elabora a modo suo.

Sull’intestino e sul suo modo di rendermi complicata la vita ne ero già parecchio a conoscenza. Non so voi, ma il principale fattore che mi dà benessere o malessere è proprio la pancia: quando mi sveglio con la pancia piatta e sgonfia mi sento potente, mentre quando ho dei disturbi o anche solo la sensazione di essere appesantita, allora questo si riflette anche sul mio stato d’animo e di energia.

Il problema è che nella maggior parte dei casi mi sento una mongolfiera, più che una piuma. nella maggior parte dei casi mi sento una mongolfiera, più che una piuma.

Fortunatamente però, oggi esiste un modo per risolvere questo tipo di problemi: si chiama MicroBioPassport, ed è un esame che analizza le famiglie batteriche che popolano le nostre pancine e attraverso il quale è possibile stabilire il miglior tipo di alimentazione per rendere gli inquilini del nostro intestino i migliori per noi.

E questo non solo per sentirsi in forma e leggeri, ma per avere effetti positivi sotto più punti di vista: sistema immunitario, sistema digestivo, sistema nervoso.

Sto organizzando a breve di andare a intervistare proprio uno dei fondatori di questa start-up, bolognese tra l’altro, proprio come me.

L’esame l’ho fatto proprio dieci giorni fa, e sto aspettando che mi arrivi il referto a casa per vedere cosa dice, magari viene fuori che non posso mangiare le carote e che non posso bere il caffè (speriamo di no!).

Ah…un’ultima cosa: diffidate delle imitazioni! E’ impossibile stabilire le intolleranze alimentari da un capello o da una griglia sulla pelle…lo si può fare solo dalla c….!

Restate connessi…le sorprese saranno davvero incredibili a questo giro!

#tobecontinued #staytuned

#letseat #letsismore

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Un allenamento a portata di click?

Forse io sarò di parte, ma dalla mia esperienza posso dire con certezza che lo sport è in assoluto una delle migliori medicine che si possano trovare al mondo. lo sport è in assoluto una delle migliori medicine che si possano trovare al mondo.

Costo zero, benefici massimi.

Ovviamente non esiste una “cura” standard, uguale per tutti.

C’è chi ama la corsa, chi gli sport di squadra, chi invece adora mettersi nel proprio salotto con un tappetino e dare libero sfogo alla propria forza (presente!). In ogni caso, la sensazione che si ha nel momento subito successivo alla fine di un allenamento è assolutamente impagabile.

Quando si comincia a fare sport, nel 90% dei casi è per rimettersi in forma, per dimagrire, per vedersi meglio. Insomma la ragione è quasi sempre di natura edonistica. Poi, con il tempo, alcuni si appassionano a come lo sport, l’attività fisica e in generale la vita attiva migliorano le giornate.

Ma la stragrande maggioranza delle persone, passato il primo entusiasmo dovuto al cambiamento, molla. Diminuisce, passa periodi completamente ferma, riprende a singhiozzi. Questo tipo di atteggiamento, per il nostro corpo, è fonte di grande stress. Sottoporlo a periodi di estrema attività, andando in palestra ogni giorno o correndo chilometri per i mesi estivi, e poi lasciarlo andare in letargo per un periodo altrettanto lungo, manda in tilt la macchina più intelligente che esista al mondo. Il nostro corpo.

E allora credo che l’unica soluzione sia seguire l’ideale per cui lo sport, e in generale una vita attiva, sono di grande aiuto non solo per buttare giù quel chiletto di troppo. Il grande aiuto deriva dal benessere psicologico che se ne trae.

Quando mi sento bene con me stessa perché curo il mio corpo, mi sento automaticamente meglio con gli altri. Sono più concentrata al lavoro, esco più volentieri anche con persone che non conosco, sono tendenzialmente più rilassata anche se faccio magari molte più cose in un giorno.

 

Vi invito a provare…magari insieme!

Vorrei organizzare tre volte a settimana degli allenamenti in diretta streaming sul mio profilo instagram (dove vi invito a seguirmi), per aiutarvi a muovere i primi passi verso una vita più attiva e dinamica.

Che ne dite?

 

#letsmove #letsismore

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